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Tempo di noci

Coltivare piante e fiori



Un tempo, in tutte le regioni d’Italia, se giravate per le campagne, non c’era casa contadina che nel suo cortile non avesse un albero di noce: fino alla metà del secolo scorso l’Italia era infatti tra i maggiori produttori di questo frutto. A confermarlo sono anche i toponimi che s’incontrano lungo la penisola: Nogara, Nogaré, Nughe – ma anche i tanti proverbi: Se piove i primi di maggio, noci e fichi faranno buon viaggio; Pari 'na scimmia che ciancica le noce (quando mangi fai versi con la bocca); Pan e nos, magnar de spos (pane e noci è un mangiare da sposi).

La noce, infatti, la cui raccolta avviene nei mesi tardo autunnali, è un frutto molto ricco di vitamine e minerali: fa così bene alla salute che, visto che il gheriglio ha la forma del cervello umano, fin dall'antichità si pensava che facesse bene proprio al funzionamento cerebrale. Comunque sia la noce contiene zinco, rame, magnesio e selenio, ma anche potassio, fosforo, zolfo, ferro, calcio, vitamine A, B, C e PP e la polpa che si mangia in realtà non è che il seme della noce!

Forse è per queste sue caratteristiche che la noce è considerata anche un portafortuna. Oggi ai novelli sposi si usa lanciare pugnetti di riso, mentre gli antichi romani lanciavano noci, una tradizione che è rimasta viva in Sicilia fino al secolo scorso.

Avete in mente come si presenta un albero di noci? Ha una corolla maestosa, può raggiungere i 20/25 metri di altezza e vivere per cent'anni. Ne esistono più di venti specie, ma la più diffusa è il noce bianco o noce comune. I suoi frutti – lo sapete – li potete mangiare appena sgusciati o essiccati, sono buoni nei dolci di vario tipo e c'è chi vi estrae pure l’olio; dal rivestimento verde che copre la noce non ancora matura i vostri nonni preparavano il nocino, un liquore digestivo utile anche per curare la tosse. La noce, ancora, la trovate come unità di misura nelle ricette: una noce di burro. Ci avevate mai pensato?

Infine, un altro regalo offerto da questa meravigliosa pianta è il suo legno, poco adatto ad ardere nel caminetto ma ideale per la costruzione di mobili resistenti ai tarli, tanto da passare di generazione in generazione.
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